Biografilm Art & Music

  

I film della sezione Biografilm Art & Music:

 

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7 Years of Lukas Graham

di René Sascha Johannsen (Danimarca, 2020, 78'), anteprima italiana

Viste da fuori, le cose stanno andando alla grande per il cantante Lukas Graham. Ogni volta che si pone un nuovo obiettivo, lo raggiunge. Ha un contratto con una major internazionale, lavora con alcuni dei più grandi produttori musicali, viene portato in tour per eseguire la sua canzone di successo, "7 Years", sui più grandi palcoscenici del mondo. Ma non si tratta di una semplice canzone pop. Lukas l’ha scritta pensando alla perdita di suo padre. Il mondo intero canta il dolore di Lukas. Le emozioni diventano ancora più difficili da gestire quando il cantante diventa padre. C'è molto da rimettere in ordine dal punto di vista personale. Il sogno e l'incubo sono uno accanto all'altro.



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A Symphony of Noise – Matthew Herbert's Revolution

di Enrique Sánchez Lansch (Germany, 2021, 96'), anteprima italiana

A Symphony of Noise scava nel mondo sonoro dell’acclamato musicista e ricercatore del suono Matthew Herbert. Rompendo definitivamente i confini di genere della musica classica ed elettronica con composizioni di suoni registrati dall'ambiente, l’artista sfida il suo pubblico ad aprire le orecchie al suono del mondo: l'ascolto attento e differenziato può migliorare in modo decisivo il mondo, può renderlo un posto più giusto in cui vale davvero la pena vivere.


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Erwin Olaf - The Legacy

di Michiel van Erp (Paesi Bassi, 2020, 76'), anteprima italiana

In occasione del suo sessantesimo compleanno, il genio della fotografia di ritratto Erwin Olaf ha qualche importante domanda da porsi: qual è effettivamente il senso della sua carriera? Il suo lavoro ha davvero un valore e, se così fosse, continuerà a essere apprezzato anche in futuro? La sua vocazione artistica, la sua intera vita, sono servite a qualcosa? Il film mostra i tormenti di un celebrato artista che all’apice della notorietà tira le somme, con la sofferenza nel cuore, di una vita di duro lavoro, nell’esatto momento in cui la sua produzione viene dichiarata patrimonio da salvaguardare.


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Talking Like Her

di Natacha Giler (Francia, USA, 2021, 60'), anteprima mondiale

Connie Converse è stata una figura rivoluzionaria nella musica degli anni Cinquanta. Con le sue canzoni ha messo a nudo la sua anima, in un periodo in cui l’America non era un Paese per donne autentiche e sincere. Dopo anni di delusioni, un giorno Connie ha fatto i bagagli, ha detto addio a tutti ed è sparita misteriosamente, abbandonando i ricordi di una vita: diari, corrispondenza privata, e soprattutto la sua musica. In Talking Like Her Natacha Giler rimette insieme i frammenti del passato di Connie, separa il personaggio privato dal mito che è diventata nel tempo per generazioni di ammiratori, e si chiede quanto il mondo è veramente cambiato per anime erranti e inquiete come Connie.


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La macchia d'inchiostro

di Ciro Valerio Gatto (Italia, 2021, 60'), anteprima mondiale

Nel panorama degli scrittori italiani del secondo Novecento, Roberto Roversi è stato uno dei pochi a fare della sua stessa vita il manifesto delle sue scelte politiche e culturali, mantenendosi nell’ombra per poter operare in totale autonomia dall’industria culturale. L’allestimento da parte di una giovane compagnia teatrale di un suo testo inedito mai messo in scena, è un’occasione unica per compiere una ricerca dentro la “macchia” che è stata posta sulla sua immagine pubblica.


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White Cube

di Renzo Martens (Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Democratica del Congo, 2020, 79'), anteprima internazionale

Veder sorgere una galleria White Cube nel mezzo di una piantagione di olio di palma può avere un effetto straniante, se si pensa a come il sistema della monocultura ha impoverito per anni terre e persone. La costruzione di un museo in quella che era una piantagione dell’Unilever a Lusanga, in Congo, è parte di un progetto non convenzionale per connettere la resistenza dei lavoratori dei campi con il mondo dell’arte. I lavoratori realizzano sculture riprodotte in cioccolato. La loro prima mostra a New York è stata acclamata dalla stampa specializzata. I profitti provenienti dalle sculture sono utilizzati per riscattare la terra che è stata loro confiscata e trasformarla in un giardino ecologico.

 

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Glow of the Hyenas (Incandescence des hyènes)

di Nicolas Matos Ichaso (Francia, 2021, 54'), anteprima internazionale

In Etiopia, secondo una narrazione tradizionale, i fabbri ferrai di Harar nella notte si trasformano in iene che si aggirano per la città. Il film è un’immersione nella vita dei lavoratori artigiani etiopi, che vivono ai margini della società. Sullo sfondo, l’inquietante bellezza notturna di Harar. Nella notte, la metamorfosi dei corpi, la trasformazione degli uomini in iene, favorita dalla masticazione delle foglie di khat, una pianta psicoattiva sempreverde, provoca uno slittamento della realtà, una transizione in una dimensione parallela

 

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Moments Like This Never Last

di Cheryl Dunn (Canada, USA, 2020, 96'), anteprima italiana

Muniti di barattoli di vernice spray e uniti dal disprezzo per l’autorità, l’artista Dash Snow e i suoi amici uniscono le loro forze per dar vita a una famiglia che come un uragano diventa l’anima della downtown scene di New York. Alimentato da devastazione, droga, amore, tragedia e da un’opprimente sensazione di fine imminente, un artista diventa l’incarnazione di un momento storico, quello successivo all’attentato alle Torri Gemelle del 2001, e getta una luce tutto ciò che di buono, di brutto e di cattivo lo contraddistingue.

 

 

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5 Houses (5 Casas)

di Bruno Gularte Barreto (Brasile, Germania2020, 85'), anteprima italiana

Cinque case e i loro abitanti. Cinque storie diverse ma strettamente legate. Un’anziana insegnante cerca di vivere alla giornata e mantenere i suoi trentasei gatti, un giovane uomo bullizzato e picchiato perché omosessuale, una suora espulsa dal convitto che dirigeva con severità e intransigenza, un vecchio bracciante in una fattoria infestata dai fantasmi e un ragazzo rimasto orfano in tenera età e che ora sta girando questo film. Spinto dalla voglia di ritornare dove è cresciuto, per ritrovare i ricordi d’infanzia, riscopre le quotidiane lotte per la sopravvivenza della gente che ha lasciato andando via.

 

 

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Faith and Branko

di Catherine Harte (Serbia, Regno Unito2020, 82'), anteprima italiana

Nel 2011, l’inglese Faith vola in Serbia per studiare la musica gitana. Qui incontra il violinista rom Branko. In barba alle barriere linguistiche, i due si innamorano grazie al linguaggio universale della musica e decidono di sposarsi. Faith si adatta alla vita in Serbia, impara la lingua e conosce le usanze. Dopo qualche tempo la coppia decide di trasferirsi nel Regno Unito per avere maggiori opportunità di esibirsi. Ma la scelta si rivela dannosa per la relazione. Basterà il legame artistico a tenere unita la coppia e preservare l’amore? Girato nell’arco di sette anni, Faith and Branko è un ritratto intimo e tenero di due artisti innamorati.



 

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Tehran Blues (Un blues para Teherán)

di Javier Tolentino (Spagna2020, 77'), anteprima italiana

L’Iran è spesso presentato come un Paese dai tanti volti, dove tradizione e modernità coesistono e vengono a contatto. Attraverso la sua musica e la sua gente, Erfan, il protagonista, ci guida alla scoperta di un Paese misterioso ma raffinato. Erfan è un simpatico giovane curdo che sogna di diventare un regista. Canta, scrive poesie, vive con i genitori e il suo pappagallo, ma non sa nulla dell’amore…

 

 

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Cinecittà, Making of History (Cinecittà, de Mussolini à la Dolce vita)

di Emmanuelle Nobécourt (Francia, Italia2021, 53'), anteprima italiana

Dal 1937 agli anni Sessanta, da Scipione l’Africano a La dolce vita, Cinecittà è stata un vero laboratorio politico. Tra la fine del fascismo e gli anni del boom economico, Cinecittà è diventata l’epicentro simbolico della società italiana e teatro della sua rappresentazione. I registi aggiravano le pressioni politiche e le produzioni cercavano di tenere testa ai competitor americani. Queste sfide avrebbero potuto segnare la fine del cinema italiano. E invece, in queste difficoltà, i cineasti hanno trovato la forza di creare e fare emergere una forma d’arte peculiare. Un cinema nuovo, capace di rappresentare la realtà dell’Italia e diventare uno dei principali ambasciatori del Paese nel mondo.



 

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Rua do Prior 41

di Lorenzo d’Amico de Carvalho (Portogallo2021, 77'), anteprima mondiale

Lisbona, autunno 1974. Franco, vent’anni, è un militante di Lotta Continua, il più importante gruppo extraparlamentare italiano. Con un gruppo di amici decide di occupare una casa in Rua do Prior. Da lì nei mesi successivi centinaia di giovani da tutto il mondo passeranno a vedere il “Paese più libero d’Europa”. Un viaggio alla scoperta di uno dei capitoli meno conosciuti nella storia della Rivoluzione dei Garofani, per rivivere i sogni, le speranze e le disillusioni di una generazione che credeva di poter cambiare per sempre l’Europa e il mondo.

 

 

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Dell’acqua e del tempo (L’arte di Ettore de Conciliis)

di Gianfranco Pannone (Italia2021, 40'), anteprima mondiale

Ettore de Conciliis dipinge paesaggi; paesaggi laziali in particolare, ma prima di tutto paesaggi d’acqua sospesi nel tempo che possono condurre ad altri luoghi, ad altre terre; e che per questo motivo diventano universali. Il documentario prova a restituire la poesia di un artista che, negli anni della maturità, cerca un equilibrio delle cose accogliendo la lezione di artisti come Monet e Hopper, con un percorso fortemente personale, dove la pittura è vissuta come atto di amore e di dedizione. Ma è anche il ritratto pubblico e privato di una personalità poliedrica, che da giovane, dalla seconda metà degli anni Sessanta, dipingeva opere di forte significato sociale e politico.



 

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Il coraggio del leone (The Lion's Courage)

di Marco Spagnoli (Italy, 2021, 85'), anteprima mondiale

Il leone è il simbolo di Venezia, ma anche del coraggio: quello di una città e nel nostro caso di un Festival cinematografico e di un evento mediatico che non si sono arresi e che caparbiamente hanno “voluto” fortemente essere realizzati a dispetto del mondo intorno, del Covid-19 e della grande incertezza che domina la situazione globale. Lo sguardo privilegiato sull’evento è quello dell’attrice Anna Foglietta, che affronta con eleganza l’affascinante ruolo di madrina del festival senza perdere di vista la concretezza e la profonda umanità che l’hanno resa tanto amata dal pubblico italiano. Un crescendo di emozioni, che tra palco e dietro le quinte coinvolge lo spettatore in profondità. 

 

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512 Hours

di Adina Istrate, Giannina La Salvia (Regno Unito2021, 90'), anteprima italiana

Sette anni dopo la celebrata retrospettiva al MoMA, Marina Abramović decide di testare il proprio limite emotivo e quello del suo pubblico nella performance più estrema da lei sperimentata. 512 Hours, ospitato dalle Serpentine Galleries di Londra, è un esperimento sociale di umana connessione, che espone i partecipanti alla drammatica profondità dell’empatia e delle emozioni umane. Abramović spinge i visitatori della galleria a separarsi dagli effetti personali, in particolare i dispositivi di comunicazione con il mondo esterno, e connettersi con le persone che hanno intorno. La galleria diventa così una pausa da tutto ciò che ci consuma giorno per giorno. Il documentario indaga questo esperimento senza precedenti nella storia della performance art.



 

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The Blue House (La maison bleue)

di Hamedine Kane (Belgio, Camerun, Senegal2020, 56'), anteprima italiana

Il regista Hamedine Kane ci racconta di Alpha, un artista migrante che ha vissuto per tanto tempo nella “giungla” di Calais, un noto campo per rifugiati nel Sud della Francia. Dopo la demolizione del rifugio ha trasformato la sua capanna in un’opera d’arte, da lui stesso battezzata “la casa blu”, l’ha circondata di oggetti trovati nel campo e ha decorato un albero con vecchie audiocassette e bottiglie d’acqua. Originario dell’Africa Occidentale, è stato pescatore in Turchia, cameriere d’albergo in Grecia e ora si ritrova in una terra di nessuno, dove conosce tutti. La sua storia ha attratto molti giornalisti e ora è una sorta di celebrità locale. Ma quando chiama casa, nessuno riconosce la sua voce.

 

 

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Tuning (Kivun, Hitkavnenut)

di Ilan Yagoda (Israele2020, 53'), anteprima italiana

Al centro della stazione ferroviaria di Tel Aviv c’è un pianoforte, che sembra ascoltare e osservare tutto dal suo particolare punto di vista. In questo non-luogo frenetico, il pianoforte consente alla gente di togliere gli auricolari e prendere parte a qualcosa di magico che non necessita di parole. Basta un pianoforte acustico a far staccare la spina alle persone. Militari ebrei, pensionati russi, muratori e studenti arabi. Quanti di quelli che si siedono a suonare riescono a trascendere il rumore esterno, a pensare a nuove e ambiziose soluzioni per affrontare la realtà in cui vivono, a farci guardare dentro noi stessi?

 

 

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Stardust

di Gabriel Range (Regno Unito2020, 104')

Un incontro con David prima che diventasse Bowie, una delle più grandi personalità della storia della musica. Ma chi era il ragazzo che si nascondeva dietro quelle tante facce? Nel 1971, un ventiquattrenne David Bowie intraprende il suo primo viaggio in America con Ron Oberman, addetto stampa della Mercury Records, per incontrare un mondo non ancora pronto per lui. Stardust offre uno sguardo dietro le quinte dei momenti che hanno ispirato la creazione del primo e più memorabile alter ego di Bowie, Ziggy Stardust, catturando il punto di svolta che ha dato il la alla sua carriera, facendolo diventare una delle più influenti icone culturali del mondo.



 

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Giovanni Boldini. Il piacere. Story of the Artist (Giovanni Boldini. Pleasure. Story of the Artist)

di Manuela Teatini (Italia2021, 51'), anteprima mondiale

Il documentario nasce con la Mostra al Museo Mart di Rovereto per il novantesimo anniversario della morte dell’artista (Ferrara 1842 - Parigi 1931). Il film racconta la mostra di Boldini e il periodo d’oro della “Ville Lumière“ e della Belle Epoque, durante il quale l’artista raggiunse l’apice del successo internazionale; e anche i suoi rapporti con gli impressionisti, con Proust, D’Annunzio, le sue “divine” come la marchesa Casati. La struttura del film è supportata da footage dell’epoca, immagini inedite di archivi privati e da appositi set ricreati per riproporre l’atmosfera e lo stile elegante del periodo. Le voci di Alessia Patregnani e Francesco Mastrorilli interpretano dei personaggi legati a Boldini.

 

 

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High Maintenance – The Life and Work of Dani Karavan (Dani Karavan)

di Barak Heymann (Israele, Polonia2020, 66'), anteprima italiana

Artista riconosciuto e premiato in tutto il mondo, Dani Karavan ha creato un centinaio di installazioni ambientali. Ma a novant’anni suonati non è ancora soddisfatto. Le sue strutture monumentali si stanno deteriorando. L’età inizia a farsi sentire. Il clima politico nel suo Paese, Israele, lo rende inquieto. E anche il regista che sta girando un documentario su di lui non lo lascia tranquillo. Come se non bastasse, Karavan finisce coinvolto in una controversia politica e artistica sulla sua ultima commissione. Un film al contempo lineare e intricato, emozionante senza concessioni al melodrammatico, doloroso quanto divertente e appassionato.

Testo del paragrafo 11
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